Il muflone Sardo

La Sardegna, grazie alle sue caratteristiche specifiche e alle sue peculiarità climatiche, ma soprattutto alla particolare conformazione morfologica, è sicuramente un ambiente perfetto per la vita del muflone.

Questo mammifero, della famiglia dei bovidi e della sottofamiglia dei caprini, risulta essere uno degli animali emblematici di questa bellissima isola italiana del Mediterraneo, tanto da rendere nell’immaginario collettivo il muflone strettamente legato alla fauna tipica della Sardegna.

muflone sardo
muflone sardo

La presenza sull’isola dell’animale tuttavia è difficile da ricostruire in quanto la sua storia è assai incerta e poco ricca di reperti accertati, ma l’ipotesi più accreditata al momento rimane quella di una selezione naturale ed endemica.

Con il trascorrere dei secoli, questa particolare specie di mammifero, ha acquisito i tratti caratteristici che al giorno d’oggi si possono riscontrare. Infatti si pensa che esso sia semplicemente il prodotto del processo di inselvatichimento della pecora comune, introdotta sull’isola mediterranea fin dal tempo dell’era neolitica, quando gli abitanti che popolavano la Sardegna vivendo principalmente di pastorizia degli ovini, lasciando allo stato brado questi animali.

Con il passare del tempo quindi la pecora comune si è adattata e si è evoluta adottando le caratteristiche fisiche e morfologiche che possiede in questo momento. Di conseguenza molto probabilmente questo animale risulta essere l’ennesima conferma della teoria evoluzionista darwiniana che afferma come ogni specie si adatta all’ambiente nella quale è inserita e solamente chi tra gli esemplari sviluppa le caratteristiche migliori siano esse fisiche, morfologiche o dal punto di vista della dieta che riescono ad avere, sopravvive e prospera.

La Sardegna inoltre, essendo un’isola sufficientemente isolata, ha permesso una particolare evoluzione della suddetta specie, che si è adeguata in maniera sorprendente alle zone di media montagna peculiari dell’entroterra e alla sua particolare vegetazione che consiste principalmente in una macchia mediterranea tipica delle zone aride, soleggiate e poco ricche di acqua. Solamente dopo aver sviluppato tutte le caratteristiche esso poi è stato introdotto sul continente a partire dal XIX secolo.

Il muflone sardo è riuscito quindi ad adattarsi a diversi cambiamenti climatici che possono verificarsi nelle zone montuose dell’isola, dove nell’arco dell’inverno si possono riscontrare delle intense nevicate, mentre durante l’estate il livello delle precipitazioni medie cala sensibilmente e con esse anche la vegetazione utile a soddisfare le esigenze della specie.

Cosa mangia il muflone sardo?

Questo mammifero ha risposto alle difficoltà presentate dalla natura variando e ampliando la sua dieta che risulta in questo modo molto diversificata in base alle stagioni. In inverno si nutre principalmente di ghiande che riesce a trovare nelle zone boschive, invece nei periodi più caldi gradisce molto anche erbe prative, graminacee e legumi.

La conservazione del muflone in sardegna

Nonostante questa grande ed invidiabile capacità di adattamento il muflone resta tutt’oggi un mammifero in via di estinzione, ma le cause di questo rischio sono di origine molto eterogenea. Anche per questo motivo il muflone rimane una specie protetta dalla convenzione internazionale di Berna e inserito a pieno titolo nell’elenco dell’unione nazionale per la conservazione della natura.

Una delle principali minacce che rendono la sopravvivenza del muflone sempre a rischio è sicuramente quella del pericolo di incroci, che possono avvenire con le pecore comuni che in questo modo mettono a repentaglio il patrimonio genetico molto specifico e unico che possiede il muflone sardo.

Negli ultimi decenni è stato osservato come, in alcune zone interne della Sardegna, questo mammifero tenda ad accoppiarsi con le pecore che vivono allo stato brado e selvatico generando in tal modo degli incroci attraverso i quali risulta molto difficile mantenere tutto il corredo genetico.

Questo fenomeno si è verificato in particolar modo nelle zone più selvagge e poco abitate della Barbagia e del Gennargentu. Un’altra minaccia significativa può essere considerata sicuramente quella del bracconaggio in quanto questo mammifero possiede, nei suoi esemplari maschi, delle imponenti corna ricurve che negli esemplari più adulti tendono a spiralizzarsi rendendole uniche e molto iconiche, ma purtroppo allo stesso modo anche molto ambite come trofeo di caccia da esibire.

Naturalmente a queste minacce va aggiunta quella tristemente comune a quasi tutte le specie animali selvatiche, dovuta alla riduzione delle aree scarsamente antropizzate e alla conservazione in maniera intatta degli habitat naturali ideali a questo mammifero. Infatti anche in Sardegna si è assistito negli ultimi anni a questo fenomeno, non tanto dovuto all’aumento dell’urbanizzazione, ma soprattutto all’incremento delle zone adibite a coltivazioni e quindi maggiormente soggette alla presenza umana e all’inquinamento che essa comporta.

Nonostante tutte questi pericoli la popolazione di mufloni presenti sull’isola rimane sufficientemente cospicua per garantire la prosecuzione della specie, infatti all’ultimo censimento risultano ancora circa sei mila capi dislocati in zone differenti dell’isola e divisi in vari greggi.

Quelli più numerosi sono stati segnalati sui monti del Gennargentu, del Supramonte, nelle foreste di capo Figari e di capo Cesano. Una nota particolare va fatta inoltre per la popolazione di mufloni presenti sull’isola dell’Asinara, dove essi hanno trovato un ambiente ideale per la loro sopravvivenza.

Il muflone sardo è stato introdotto sulla piccola isola solamente a metà degli anni cinquanta del ventesimo secolo con pochissimi esemplari che però non gli hanno impedito di trasformarsi in una colonia molto più ampia e degna di nota. La storia molto particolare di questa piccola isola l’ha portata oggi a essere un luogo ideale per questo mammifero, infatti l’assenza di predatori naturali e la protezione fornita dalle riserve naturali, unita alla scarsissima presenza umana hanno permesso ai mammiferi di moltiplicarsi in maniera abbastanza rapida e cospicua.

Tutte queste condizioni hanno costretto, nel corso del tempo, le guardie forestali a indire delle battute di caccia al muflone sull’isola dell’Asinara con lo scopo di mantenere il numero di capi presenti sulla limitata superficie isolana all’interno di un range adeguato e utile per non sottoporre a stress eccessivo la vegetazione. Questo intervento mirato si è reso necessario più volte negli anni ottanta (1982-1983-1985), in seguito per tenere sotto controllo il numero di capi si sono stati fatti dei ripopolamenti in alcune zone della Sardegna.

In conclusione in questo momento i mufloni sono presenti sull’isola dell’Asinara in un numero sopportabile e non troppo elevato, tanto da rendere il suo avvistamento all’interno delle riserve naturali non così semplice da parte dei turisti che spesso quindi hanno bisogno di essere guidati e introdotti nelle zone in cui risulta più facile avvistare i greggi di questo splendido e particolare animale.

Leggende sul muflone sardo

Il muflone e la Sardegna hanno sviluppato nel corso dei secoli un connubio storico e sociale molto stretto, fatto di leggende e racconti attraverso i quali il muflone di sesso maschile viene spesso identificato come simbolo di forza e mascolinità, ma anche di testardaggine e scarsa riflessività che predilige l’uso della forza ad altre forme utili per dirimere qualsiasi tipo di conflitto. L’iconografia del muflone con le sue imponenti corna inoltre è presente in molti stemmi o vessilli che si possono ancora rintracciare in tutta l’isola e anche questo non fa altro che evidenziare come l’uomo e il muflone rimangono strettamente legati all’interno della storia dell’isola.